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Torneo “I migliori romanzi del XX secolo” – Nomination

L’organizziamo un torneo dei migliori romanzi del XX secolo?
Sì, ho deciso🙂
Ciascuno di noi nominerà cinque tra i migliori romanzi che ha letto, scritti tra il 1900 e il 1999 (fa fede la data di pubblicazione), di qualsiasi genere e nazionalità; i racconti non verranno presi in considerazione.
Un unico utente non potrà nominare più romanzi di uno/a stesso/a autore/autrice; se è già presente in altre nomination, si può accettare.
Al termine di questo primo turno comporrò i gironi iniziali e, in seguito alle varie votazioni, arriveremo agli scontri diretti e al vincitore finale.
Dal momento che, per votare, sarà necessario aver letto tutti i romanzi (altrimenti non si può oggettivamente dire quale piaccia di più), lascerò un mese di tempo dopo la composizione dei gironi; in seguito, non essendoci il bisogno di rileggerli, i tempi si ridurranno maggiormente.
Se volete un consiglio, iniziate a leggere man mano che vedete spuntare titoli che non conoscete.

Se permettete, inizio io e, di volta in volta, aggiornerò il post, in modo che possiate regolarvi🙂
L’ultimo giorno utile per nominare i romanzi è il 25 Settembre 2016.

Nomination (in ordine cronologico):

01) Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello) – 1904
02) Il richiamo della foresta (Jack London) – 1904
03) La morte a Venezia (Thomas Mann) – 1912
04) L’arcobaleno (David Herbert Lawrence) – 1915
05) Ulisse (James Joyce) – 1922
06) La coscienza di Zeno (Italo Svevo) – 1923
07) Cuore di cane (Michail Afanas’evič Bulgakov) – 1925
08) Il grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald) – 1925
09) I falsari (André Gide) – 1925
10) Uno, nessuno e centomila (Luigi Pirandello) – 1925
11) L’amante di Lady Chatterley (David Herbert Lawrence) – 1928
12) La mia Africa (Karen Blixen) – 1937
13) Dieci piccoli indiani (Agatha Christie) –1939
14) Il deserto dei Tartari (Dino Buzzati) – 1940
15) Lo straniero (Albert Camus) – 1942
16) Il piccolo Principe (Antoine de Saint-Exupéry) – 1943
17) Se questo è un uomo (Primo Levi) – 1947
18) 1984 (George Orwell) – 1949
19) La luna e i falò (Cesare Pavese) – 1950
20) Il giovane Holden (Jerome David Salinger) – 1951
21) Memorie di Adriano (Marguerite Yourcenar) – 1951
22) I mandarini (Simone de Beauvoir) – 1954
23) Il Signore degli Anelli (John Ronald Reuel Tolkien) – 1955
24) Lolita (Vladimir Nabokov) – 1955
25) Ragazzi di vita (Pier Paolo Pasolini) – 1955
26) Il Gattopardo (Tomasi di Lampedusa) – 1958
27) Il buio oltre la siepe (Harper Lee) – 1960
28) Opinioni di un clown (Heinrich Böll) – 1963
29) La macchina mondiale (Paolo Volponi) – 1965
30) Il maestro e Margherita (Michail Bulgakov) – 1966
31) In senso inverso (Philip Kindred Dick) – 1967
32) Cent’anni di solitudine (Gabriel García Márquez) – 1967
33) Il cacciatore di androidi (Philip Kindred Dick) – 1968
34) Niente e così sia (Oriana Fallaci) – 1969
35) Il gabbiano Jonathan Livingston (Richard Bach) – 1970
36) L’esorcista (William Peter Blatty) – 1971
37) Lettera a un bambino mai nato (Oriana Fallaci) – 1975
38) Cnto di Salomone (Toni Morrison) – 1977
39) Deviazione (Luce d’Eramo) – 1979
40) La Storia infinita (Michael Ende) – 1979
41) Un uomo (Oriana Fallaci) – 1979
42) Il nome della rosa (Umberto Eco) – 1980
43) Il colore viola (Alice Walker) – 1982
44) La danza immobile (Manuel Scorza) – 1983
45) Tocaia Grande (Jorge Amado) – 1984
46) Il visconte dimezzato (Italo Calvino) – 1985
47) L’amore ai tempi del colera (Gabriel García Márquez) – 1985
48) Misery (Stephen King) – 1987
49) Black Cherry Blues (James Lee Burke) – 1990
50) Jurassic Park (Michael Crichton) – 1990
51) A sud del confine, a ovest del sole (Haruki Murakami) – 1992
52) Dell’amore e di altri demoni (Gabriel García Márquez) – 1994
53) Cecità (José Saramago) – 1995
54) La pazza della porta accanto (Alda Merini) – 1995
55) La vera storia del pirata Long John Silver (Björn Larsson) – 1995
56) Signor Malaussène (Daniel Pennac) – 1995
57) Fight club (Chuck Palahniuk) – 1996
58) Il cane di terracotta (Andrea Camilleri) – 1996
59) Il miglio verde (Stephen King) – 1996
60) Il mercante di fiori (Diego Cugia) – 1997

Se questo è un uomo

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Autore: Primo Levi.

Trama: è la testimonianza autobiografica dell’autore, la quale descrive la propria detenzione nel campo di concentramento nazista di Auschwitz.

Considerazioni:
stavolta non ne farò, non perché non abbia idee mie sulla questione, ma solo perché ritengo che sia troppo facile cadere nella banale retorica, senza aver vissuto sulla propria pelle certe esperienze.
Ad alcune domande che mi sono sempre posto (una tra tutte: “perché, sebbene fossero in numero superiore ai tedeschi, gli ebrei non si sono mai ribellati?”), ho ricevuto risposta diretta dal libro in questione, quindi – anche se le avevo già preventivamente scritte nella bozza del post – le cancellerò nella versione finale.
Per il resto, ho trovato questo resoconto troppo distaccato, quasi asettico.
L’autore stesso ha specificato di aver voluto far prevalere l’obiettività ma, secondo me, ha fatto male: quale migliore occasione, per dare il giusto sfogo alle proprie emozioni?
Non so…non mi ha convinto quella scelta, pur essendo del tutto legittima.

Voto (1-9): 7.

Io c’è lo la kultura !1!!!1

È stato inventato l’alfabeto ed è nata la scrittura.
Siamo passati dal papiro alla carta, dal calamo alla biro.
Hanno introdotto l’ortografia, la metrica e altre regole grammaticali, grazie alle quali si possono comporre poesie, poemi, romanzi e via dicendo.
Non esiste più niente da inventare?
Sembra di no.
Il problema, però, non è tanto quello di far evolvere ulteriormente la lingua scritta, ma di preservarla.
Con l’avvento della tecnologia e della comunicazione virtuale, il rischio che vada demolito tutto il lavoro svolto dai nostri antenati, è molto alto.
Si è iniziato con il telegrafico linguaggio SMS, che aveva più che altro l’esigenza di scrivere rimanendo nel limite di 160 caratteri (da qui, l’esigenza di utilizzare le “k” invece di “ch”, di togliere le doppie, le vocali e così via).
A parte una fase passeggera, sembra non abbia preso piede, ma attenzione: non perché sia stato decretato inutile, ma perché è stato sostituito da ulteriori “abbreviazioni”.
Quali?
Le emoticon.
Certo, esistevano già ai tempi degli SMS, ma venivano utilizzate con parsimonia.
Ora, quella che dovrebbe essere ancora comunicazione scritta, viene sostituita da quella visuale, così ecco spuntare i figli delle emoticon: gli adesivi.
Una volta si scriveva: ti voglio bene.
Poi: TVB.
Adesso:❤ (< 3 caratteri utilizzati per far spuntare il cuore).
Si legge sempre di meno e si scrive ancora peggio.
Nell'era dell'essere social a tutti i costi (come ho scritto nel post di ieri), c’è chi si spaccia per acculturato solo perché condivide aforismi famosi, ma poi scrive “c’è lo” invece di “ce l’ho”.
Di conseguenza, possiamo pure non inventare più nulla: cerchiamo solo di non perdere quello che abbiamo.

Essere social

Cosa significa essere social?
Vuol dire scrivere un libro sulle caccole del naso, autopubblicarlo, pubblicizzarlo e vendere un centinaio di copie già il giorno dell’uscita.
Vuol dire diventare famosi semplicemente pubblicando la foto del cesso di un albergo, durante un viaggio a Parigi/Londra/Berlino/Madrid/Stoccolma/Atene/New York/Tokyo.
Vuol dire scoprire una blogger interessante, rivolgerle un paio di complimenti e, tempo qualche minuto, avere numero di cellulare e data del primo appuntamento.
Chi è social, molto probabilmente, non ha problemi nemmeno nella realtà: gli basta uscire di casa, fare un sorriso e trovare lavoro e fidanzata stando semplicemente mettendosi in coda alla posta, mentre paga una bolletta.
C’è chi nasce social, c’è chi lo diventa; poi c’è chi è totalmente incompatibile con tale concetto.