Beneficenza mediatica

Nell’antichità c’era l’usanza, per i cristiani, di espiare i propri peccato acquistando delle indulgenze; in poche parole, pagando un obolo, ci si garantiva il perdono di Dio e l’accesso in Paradiso.
Anche se ci troviamo nel 2016, sembra che questa usanza sia ben lungi dall’essere svanita: esiste una buona fetta della popolazione umana che ritiene appropriato lavarsi la coscienza tramite la beneficenza.

Escludendo chi presta realmente volontariato, osservate il comportamento del cittadino medio (colui che basa i propri acquisti, senza spirito critico, affidandosi ciecamente al volantino pubblicitario che trova nella cassetta della posta): quando il gregge viene chiamato a raccolta perché urgono offerte in denaro (che possono servire tanto per profughi di guerra quanto per terremotati), questo manifesta il proprio buon cuore donando qualche spicciolo.
Ma pensate che lo faccia per buon cuore, oppure per sentirsi in pace con se stesso, forse proprio perché non fa niente di utile per l’umanità?
Il cittadino medio, oltre a essere quello che offre i classici due euro tramite un SMS, è anche colui che snobba il padre di famiglia che dorme in un’auto, perché lo trova degradante per il proprio quartiere.
Si fa notare durante le stragi, tanto per poter dire “anche io ho fatto la mia parte, posso dormire tranquillo”, ma poi volta le spalle verso chi potrebbe avere bisogno di un piatto di pasta, anziché di quei due euro di beneficenza che poi non si sa nemmeno che fine facciano.

Da animalista, ho notato lo stesso atteggiamento in chi si professa amante degli animali, ma poi dimostra di essere tutt’altro.
Queste persone versano la classica quota annuale nel conto corrente di Greenpeace, WWF, LAV o altre associazioni dello stesso tenore, ma poi sono capaci di snobbare un cane o un gatto che muore di fame sotto casa, evitandolo come se potesse contagiarli con l’ebola.
Chi vuole fare davvero del bene, non segui il gruppo e non lo fa solo quando può vedere il proprio nome comparire nella “lista della solidarietà”; chi vuole fare del bene, lo fa soprattutto nell’indifferenza del proprio quartiere o città, ovvero dove tutti se ne fregano e un aiuto è ancora più necessario che nei tragici casi mediatici, dove almeno c’è tutta l’attenzione delle istituzioni (ma solo perché devono salvare la faccia…).
Giustifico più chi dice “me ne sbatto il cazzo di tutti” e poi se ne frega davvero, rispetto a chi si loda per un SMS donato e poi firma la petizione per far sloggiare i senzatetto da un dormitorio vicino casa.

È facile, quando si hanno le possibilità economiche, comprare una fetta di solidarietà, ma poi non attivarsi mai in prima persona.
Disprezzo queste persone, perché si conquistano il Paradiso solo mandando gli altri all’Inferno.

Questionario #2

Indeciso tra la scrittura di un racconto, di una poesia o del solito post polemico, ho preferito optare per un altro questionario.
Ogni risposta è soggettiva e del tutto personale, non devo dare alcuna spiegazione: è così e basta.
Come sempre, anche voi lettori potrete dare le vostre risposte, se vorrete🙂

Iniziamo:

1) scrittura o lettura?

Per ragioni personali, direi scrittura, ma è ovvio che non disdegni assolutamente la lettura.
Trovo che la scrittura sia molto più personale e, sebbene talvolta ci ritroviamo in parole scritte da altri, non bisogna dimenticare che nessuno le ha mai rivolte specificatamente a noi: tutti hanno scritto inizialmente solo per loro stessi.
Nessuno meglio di noi ci conosce, quindi è attraverso la scrittura che riusciamo a esprimerci maggiormente; forse dovremmo valorizzarla maggiormente, perché ho l’impressione che molta gente non riesca a esprimersi senza mettere in mezzo la solita banale citazione.

2) auto o mezzo pubblico?

Mezzi pubblici tutta la vita: odio l’auto, la odio con ogni cellula del mio corpo.
Si parla tanto di incentivare il trasporto pubblico, ma si fa di tutto per renderlo il più penoso e antieconomico possibile, tagliando linee, non multando gli scrocconi, ecc.
Probabilmente, anche se non posso dimostrarlo, ci sono dei Comuni che ricevono pressioni dall’alto (=case automobilistiche/assicuratrici/petrolifere), affinché si spinga l’utenza a sperperare i propri soldi per l’acquisto di un’auto privata e di tutto ciò che ne consegue.

3) eterosessuale o omosessuale?

Eterosessuale dalla nascita fino alla morte, senza ombra di dubbio.
Lungi da me l’idea di mettere naso nelle preferenze sessuali di altre persone (fino a quando sono limitate tra le mura domestiche), ma è la natura a dirlo: solo dall’unione di uomo e di una donna nasce la vita.

4) sport o divano?

Non sono un fanatico dello sport, e non capisco le persone che si sbattono tanto fino alla sfinimento per rimanere in forma, quando basterebbe la normale attività svolta durante l’arco della giornata ed evitare d’ingozzarsi di schifezze culinarie, per non ingrassare.
Chiaramente è anche una questione di metabolismo, quindi credo che, almeno da quel punto di vista, io non abbia assolutamente da lamentarmi.

5) dolce o salato?

Non sono fanatico nemmeno di cibo, di conseguenza non posso considerare la gola uno dei miei peccati; diciamo che mangio perché devo, non perché tragga qualche piacere divino nell’alimentarmi.
Dovendo scegliere, però, preferisco il salato, perché il dolce mi stanca presto e, in poco tempo, mi provoca un senso di nausea.

Alla prossima🙂

Area di contagio

Areadicontagio

Autore: Richard Preston.

Trama: Area di contagio non è un romanzo, ma un resoconto giornalistico degli eventi reali che hanno portato alla scoperta del virus Ebola, fino ad arrivare alla scongiurata pandemia a causa del commercio di scimmie destinate alla sperimentazione animale.

Considerazioni: quando si legge un libro, bisogna tenere conto principalmente del contenuto e di come viene presentato.
Il titolo in questione è scritto (ma forse dovrei dire tradotto?) molto male: punteggiatura poco curata, verbi coniugati non sempre correttamente, dialoghi e narrazione mischiati, apertura di parentesi mai chiuse e, su tutti, l’immancabile errore grammaticale (un “gli”, a lui, al posto di “li”, a loro).
Tralasciando la poca cura con la quale è stato tradotto (ma ne terrò conto nel voto finale), Area di contagio presenta una storia vera che fa riflettere sul poco rispetto che l’essere umano mostra nei confronti della natura e degli animali.
Se è vero che i virus sono gli anticorpi della Terra – e noi il male da debellare – è anche vero che facciamo il possibile per meritarci l’estinzione.
Da animalista, trovo assolutamente spregevole servirsi di animali per creare vaccini contro malattie diffuse proprio a causa dello sterminio della flora e della fauna (a meno di non considerarle armi batteriologiche create in laboratorio).
Ho trovato molto ipocrita il comportamento dei veterinari coinvolti nella vicenda, non poi così amanti degli animali, dal momento che loro stessi li hanno contagiati e, una volta sfuggita di mano la situazione, li hanno soppressi dichiarandosi pure dispiaciuti.
Se fossimo davvero esseri superiori, intelligenti ed evoluti, dovremmo semplicemente correggere il nostro atteggiamento oppure accettare il nostro destino, anziché tentare di sopravvivere solo per arrecare danni sempre più maggiori all’ecosistema.
I virus non hanno sentimenti: sterminano senza fare alcuna distinzione e al solo scopo di proliferare.
E noi ci comportiamo esattamente allo stesso modo.

Voto (1-9): 6.

Versi dell’anima

Datemi del diverso o dello strano
ma non d’obeso che ozia sul divano

non bevo birra né mi drogo
star con me non è un gran sfogo

credo sia nell’odio che nell’amore
e in tutto ciò che scolpisce il cuore

eppure son solo non so il perché
forse il motivo è che non son granché

la donna vuol scopare in piena libertà
mentre io tifo per l’assoluta fedeltà

aspetto e spero in colei che sogno
di volerla speciale non me ne vergogno

l’ho ben detto che io son diverso
la mia lei sarà il mio unico universo.

© Vittorio Tatti